Parte seconda.

tredicesimo secolo: l'apogeo del Medioevo.


Cinque.

Il trionfo della Chiesa.


28. Forza e debolezza nella politica di Innocenzo terzo.

   Da: G. Falco, La Santa Romana Repubblica, profilo storico del
Medio Evo, Ricciardi, Milano-Napoli, 1948

 In questo brano lo studioso di storia medievale Giorgio Falco
delinea magistralmente l'ambiguit della politica apparentemente
trionfante di Innocenzo terzo, nelle cui vicende si possono
scorgere tuttavia esiti fallimentari e sintomi di debolezza, che
aggraveranno nel corso del secolo tredicesimo la posizione del
papato, ed apriranno spazi sempre pi ampi all'azione delle
monarchie nazionali.


   Quando alla morte di Enrico sesto e al tracollo dell'Impero si
vede seguire la Chiesa trionfante di Innocenzo terzo, vien fatto
di contrapporre a quella rovina questo trionfo, e di stupire
dinanzi al miracolo del pontefice, gigante solitario, che [...]
domina sovrano e sereno per diciott'anni sul mondo cattolico (1198-
1216), prima che la Santa Sede sia costretta un'ultima volta a
misurare le sue armi con quelle degli Svevi e infine a piegare
sotto il patronato francese. [...].
   In realt, non v' quasi grande atto nel papato d'Innocenzo
terzo, che non rechi con s qualche segno di debolezza, che non
preannunci o non mostri in atto il processo di dissoluzione della
Chiesa medioevale. I Frati Minori, usciti dal popolo e destinati
ad operare fra il popolo, esprimevano una religiosit viva,
diffusa, ma nello stesso tempo un po' torbida e malfida, come la
societ donde eran nati. Nell'ideale di san Francesco e dei suoi
seguaci di rigida osservanza, nel loro antagonismo contro frate
Elia [Elia di Cortona, vicario e poi generale dell'ordine
francescano] e i suoi fautori, era implicita la condanna della
politica temporale della Santa Sede, una condanna destinata a
precipitare nell'eresia quelli che si consideravano i pi fedeli
discepoli del Santo e ad offrire tra non molto alle potest laiche
in lotta con Roma papale un valido strumento nei Fraticelli.
L'Inquisizione tradiva l'ansia di soffocare un incendio subdolo,
indomabile, sempre pi minaccioso; la solidariet con lo Stato
nella persecuzione degli eretici si risolveva alla fine
semplicemente in un servigio reso all'assolutismo monarchico.
   Le grandi imprese religiose compiute sotto l'egida della Chiesa
si snaturavano talvolta per via, e in genere rispondevano agli
interessi, tornavano a vantaggio immediato degli esecutori. Cos
lavoravano per s e per la Germania i cavalieri Teutonici e i
Portaspada nelle province baltiche; l'Aragona usciva di minorit
sconfiggendo gli Arabi a Las Navas (1212) e si preparava contro il
Papato alla conquista della Sicilia e del Mediterraneo
occidentale; Venezia, anzich pensare alla liberazione del Santo
Sepolcro, volgeva le navi crociate su Costantinopoli, compiva con
la fondazione dell'Impero latino (1204) quello ch'era stato il
sogno di Roberto il Guiscardo, di Ruggero secondo e di Enrico
sesto, e assicurava ai suoi traffici i mercati d'Oriente.
   I successi riportati da Innocenzo terzo su Giovanni
d'Inghilterra [Giovanni Senzaterra], un debole, bisognoso d'aiuto,
su Ottone quarto [di Brunswick, imperatore] per mezzo di Federico
secondo, che tradir al pi presto la parola data e la fiducia in
lui riposta, su Filippo secondo Augusto per la questione
d'Ingeborga di Danimarca, ripudiata e perseguita per vent'anni a
dispetto dei fulmini papali, e poi rimessa quasi volontariamente
dal re nel suo legittimo stato (1213), tutti questi presunti
successi perdono molto del loro valore se appena ne vengano
considerati da vicino le circostanze e i risultati.
   La stessa alta signoria feudale che Roma poteva vantare su pi
d'una corona d'Europa era un potere per gran parte illusorio,
fondato su una fede che veniva meno, imposto alla debolezza o
all'interesse, sostanzialmente arretrato di fronte alla solida e
sia pure pi ristretta costruzione dei comuni e delle monarchie.
[...].
   La durissima e costosissima guerra contro gli Svevi e l'Impero
si chiude vittoriosamente a Benevento e a Tagliacozzo; ma
l'investitura del regno a favore di Carlo primo [d'Angi] equivale
di fatto al vassallaggio della Chiesa verso la Francia e gli
Angi, lontano preludio di Avignone. E quando dopo vent'anni
d'interregno un pontefice animoso, Gregorio decimo [1271-1276], 
costretto a risuscitare contro gli Angioini quell'Impero, che i
suoi predecessori avevano ucciso, la nuova creatura [sotto le
spoglie del nuovo imperatore Rodolfo primo d'Asburgo, 1273-1291],
, di proposito, cos scialba, che non pu destare apprensioni, ma
neppure dar mano alla difesa o cooperare al trionfo di Roma.
   La Sicilia infine, che aveva sigillato la sorte degli
Hohenstaufen, diventa una catena di maledizione anche per i
pontefici, i quali dopo tanta fatica per la conquista, se la
vedono tolta di colpo da una insurrezione di popolo e dagli
intrighi aragonesi; e incapaci di arrendersi alla ineluttabile
realt ordiscono trame diplomatiche, scatenano guerre, profondono
inutili tesori, concentrano ogni sforzo alla rivendicazione del
loro diritto. [...].
   L'Europa, creatura della Chiesa, guardava al suo avvenire, non
al suo passato, sentiva non il suo debito di gratitudine, ma
un'ansia di liberazione e di conquista, un rancore pi o meno
distinto contro Roma, che lavorava e imponeva sacrifici per la sua
propria grandezza, parlava un linguaggio ormai inconsueto e
offensivo, bandiva imprese, ora estranee alla coscienza
dell'Occidente, ora dannose ai particolari interessi. Erano in
gestazione, nella dottrina e nella pratica, la sovranit dello
Stato, l'autonomia dell'attivit politica, il sistema politico
europeo. Quei benefici, di cui la Chiesa si appropriava in sempre
maggior numero la collazione [il conferimento di benefici e degli
ordini sacri], e che andavano ad arricchire ecclesiastici
forestieri, romani o favoriti da Roma, non residenti, apparivano
allo Stato e al clero stesso una indebita ingerenza nelle chiese
locali, un insopportabile e ingiustificato aggravio economico. La
Santa Sede poteva chiamare a raccolta il mondo cattolico contro i
Turchi, o i Tartari, o Federico secondo; ma la sua voce rimaneva
senza eco, perch la coscienza politica unitaria dell'Occidente
aveva fatto il suo tempo. L'Impero risuscitato aveva i suoi propri
problemi da risolvere: in Toscana contro il papa, tra Rodano e
Reno contro la Francia, in Provenza contro gli Angioini; la
monarchia francese sul continente contro l'Inghilterra; l'Aragona
in Sicilia contro Francia ed Angi. E il Papato che interveniva in
ogni parte per suscitar guerre, imporre paci, arbitrare contese,
incominciava ad esser guardato con sospetto e con fastidio, quasi
fosse un intruso che, non chiamato, metteva mano nelle cose degli
altri.
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